Ottimismo, il sale della vita (davvero!)

Oggi voglio parlarvi di ottimismo, una parola difficile da pronunciare in questo periodo tanto delicato, eppure fondamentale per affrontare la vita e tutte le sue sfide. 

Tale parola è entrata nel nostro modo abituale di parlare “ci vuole ottimismo!“, “devi essere ottimista“, “l’ottimismo è il sale della vita!“. Ma cosa è esattamente l’ottimismo?

L’ottimismo, come lo intendo io, è quello “realistico” (diverso da quello “ottuso'”). Per definirlo al meglio, prendo in prestito le parole di Goleman: “[l’ottimismo è] l’aspettativa che nella vita le cose andranno per il meglio, nonostante le sconfitte e le frustrazioni“. 

Ottimismo e psicologia: dire addio ai pensieri negativi

Ho deciso di affrontare questo tema, poiché ha molto a che fare con il “bellessere”. E adesso vi spiegherò il perché. 

La scienza ci dice, infatti, che essere ottimisti fa bene e allunga addirittura l’aspettativa di vita. Ciò perché agisce sui livelli di stress, che ledono tanto il nostro sistema immunitario. 

Di fatto, l’ottimismo ci spinge a prenderci cura di noi stessi. Apporta, inoltre, benefici in diversi ambiti della nostra esistenza e migliora complessivamente la qualità della nostra vita.

Pensate, ad esempio, a quante energie sprechiamo dietro a pensieri negativi o ad arrovellarci in preoccupazioni circa eventi che poi spesso neanche si verificano. 

Tali pensieri negativi, poi, incidono notevolmente sulle nostre emozioni. Non è solo vero che se mi sento triste avrò pensieri tristi, ma anche il contrario: se ho pensieri tristi, mi sentirò triste. Di conseguenza, ciò che pensiamo e proviamo influenza i comportamenti e gli atteggiamenti che adottiamo nelle varie situazioni della vita. A sua volta, questi possono influire sull’andamento degli eventi. 

E questo mi sembra un aspetto tutt’altro che banale. 

Potremmo parafrasare tutto ciò dicendo che “siamo i nostri pensieri”. Se abbiamo un pensiero negativo, ad esempio siamo profondamente convinti che una situazione andrà male, è molto probabile che questo pensiero influenzerà il nostro modo di porci e spingerà gli eventi proprio nella direzione temuta. 

Gli studiosi si riferiscono a ciò con il nome di “profezia che si auto-avvera, quello che tutti noi conosciamo come “lo sapevo che sarebbe andata così!”.

Differenze fra ottimisti e pessimisti secondo Seligan

Ma in sostanza in cosa si distinguono gli ottimisti dai pessimisti?

Ce lo spiega Seligan, un autorevole psicologo, padre della psicologia positiva. Questi parla dei pessimisti come coloro che:

  • Tendono a considerare PERMANENTE la causa di un insuccesso o evento negativo. Credono, cioè, che si ripresenterà nel tempo
  • GENERALIZZANO le negatività a tutte le sfere della loro vita
  • Attribuiscono a cause PERSONALI, ovvero a se stessi, eventuali eventi negativi
  • INGIGANTISCONO la situazione dandole un peso maggiore di quanto non ne abbia

Un simile atteggiamento mentale fa si che le persone si blocchino, incapaci di reagire di fronte alle difficoltà, a riprendere le redini della propria vita in mano.

Al contrario, le persone ottimiste dinanzi ad eventi negativi credono che:

  • Tutto sia temporaneo e possa cambiare
  • Non generalizzano trasportando ad altri aspetti della loro vita il negativo
  • Si prendono, in prima persona, la responsabilità di come risponderanno alla situazione
  • Sanno inoltre relativizzare, ovvero sono consapevoli che ci sono problemi più gravi (e che comunque poteva sempre andare peggio)

Proprio un simile atteggiamento porta il soggetto a non scoraggiarsi, a ritrovare la strada e nuove soluzioni ai problemi. E, con molta probabilità, avrà successo.

Come diventare ottimisti: imparare a lavorare su se stessi

Molti credono che l’ottimismo sia una caratteristica personale di cui disponiamo o meno. La buona notizia è che non è così. Pessimismo ed ottimismo si riferiscono a due abitudini di pensiero e, proprio perché tali, possiamo cambiarle. 

Come fare? Semplice, imparando a lavorare su se stesse.

Il primo esercizio che vi propongo è quello di ricordarci che abbiamo sempre la possibilità di scegliere come reagire. Purtroppo, la nostra mente privilegia percorsi già intrapresi e ci porta a rispondere sempre nel medesimo modo. Dobbiamo quindi imparare a fermarci, a rompere l’automatismo, ricordandoci che abbiamo più scelte possibili da fare nostre. 

Un altro modo è osservare quando si presentano i soliti pensieri negativi e quindi “ri-conoscerli”. Come vecchi amici che ci vengono a trovare, “salutare” questi pensieri negativi con un “eccoti qua, ti conosco, sei il solito“. Questo ci aiuterà a rompere l’automatismo e a darci più libertà. 

Infine, un lavoro molto bello ed interessante che in genere viene condotto in terapia, consiste nel capire da dove originano questi pensieri negativi. 

Essi sono spesso frutto di una cultura familiare, sono parte di un’eredità emotiva e simbolica che si trasmette nelle nostre famiglie di generazione in generazione. Una cultura fatta di divieti (pensate ad esempio a quelli di mentalità maschilista dove “le donne non possono avere successo”) o di mandati (“tu devi… stare in casa, pensare alla famiglia, sacrificarti ecc.) o di regole relazionali (ad esempio l’idea che l’amore fa soffrire). 

Se scopriamo tutto questo, possiamo anche scegliere di restituire ciò che non vogliamo per noi al mittente e darci nuove possibilità di pensiero, emozioni ed azioni. 

Se questa lettura vi ha toccato da vicino ed avete la necessità di ricaricare il vostro ottimismo, di intraprendere un percorso di consapevolezza e di cambiamento, contattateci per una consulenza: insieme è meglio! 

Paura di invecchiare: abbracciamo l’età con consapevolezza

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La paura di invecchiare è di per sé un fenomeno alquanto comune

Essa colpisce uomini e donne, sebbene sembrerebbe più diffusa tra queste ultime a partire dai 30 e i 40 anni.

Alcuni la chiamano “Sindrome di Dorian Gray”, facendo riferimento al protagonista del noto romanzo di Oscar Wilde. Diversi psicologi si riferiscono alla “geracoscofobia”, che più specificamente indica la paura di perdere il controllo sul proprio corpo. Altri, ancora, parlano di “perfezionismo patologico“. 

Insomma, diversi nomi e modi per definire le situazioni in cui la ben nota paura di invecchiare si intensifica al punto da trasformarsi in una vera e propria patologia.

Quando si comincia ad invecchiare?


Secondo diversi studi, il corpo inizierebbe ad invecchiare biologicamente a 22 anni, ma solo con il tempo ci accorgiamo di questo cambiamento. Si tratta di un’azione irreversibile e, come tale, è comprensibile che possa generare ansia, inquietudine e angoscia. 

L’invecchiamento ed i suoi segni su di noi ci ricordano che il tempo scorre e che dinanzi ad esso siamo impotenti. Ci ricordano, in una parola, che siamo mortali.

Ecco allora che fanno capolino i rimpianti, le aspettative disattese, il timore di non farcela a realizzare ciò che si desidera, di essere fuori tempo massimo. E soprattutto arriva lei: la paura di non essere più desiderabili.

Il ruolo della società: l’illusione dell’eterna giovinezza 

La società di certo non ci aiuta in questo processo di accettazione, anzi sembra evidente che essa neghi la natura mortale degli uomini. Si parla sempre meno della morte, i funerali sono diventati sempre più rapidi, segno di una tendenza a liquidare la cosa nel più breve tempo possibile. 

Viviamo da immortali, coltivando di conseguenza l’illusione della nostra onnipotenza ed eternità.

Ci vengono proposti fisici perfetti, visi giovanissimi: in questo scenario diventa difficile per noi donne amare noi stesse, il nostro corpo, la nostra pelle e le imperfezioni. A ciò possiamo aggiungere che spesso si crea una discrepanza tra l’età che sentiamo di avere in base alla nostra vitalità e al nostro animo, e quella che segna il nostro corpo. 

Da qui il desiderio di migliorarsi, ricorrendo a diversi specialisti della bellezza per correggere i segni dell’età. Ciò aiuta molte donne dando loro la possibilità di piacersi ancora e sentirsi più in armonia con la propria età.

Paura di invecchiare e psicopatologia

Ci sono situazioni in cui, tuttavia, questo tipo di aiuto sembra non bastare. Si tratta di quei casi in cui, come dicevamo, la paura dell’invecchiamento si trasforma in qualcosa di più importante dando luogo ad una vera e propria psicopatologia.


La volontà di migliorarsi, magari anche ricorrendo all’aiuto di uno specialista, cede il passo ad un accanimento sul proprio corpo pretendendo da questo un’immagine sempre più giovane e senza tempo. 

Lo sanno bene i medici e i chirurghi estetici, che, in questi casi, si trovano a costatare che il loro intervento sembri non bastare mai, rischia di non lasciare mai pienamente soddisfatte le pazienti e a dover, a volte, addirittura rifiutarsi di effettuare ulteriori interventi, mettendo loro quel limite che queste non riescono a darsi.

In tali casi, infatti, si tratta di una profonda difficoltà della persona a piacersi e ad accettarsi, in un tentativo di raggiungere un’immagine di sé ideale e per loro perfetta

I rotocalchi sono pieni di esempi di donne bellissime, che in questa estenuante ricerca di un’immagine giovane e perfetta di sé hanno letteralmente deturpato il proprio corpo.

Ma che cosa si vuole cancellare realmente in questi casi?

Il corpo, e ancor di più il nostro viso, raccontano chi siamo, la nostra storia, parlano delle emozioni che quotidianamente viviamo. Attraverso il gioco delle somiglianze ci riportano alla nostra famiglia di origine, le nostre espressioni rivelano quello che proviamo. 

Il tentativo ostinato di ottenere un viso sempre più teso e più giovane, può essere collegato al bisogno di prendere le distanze, di cancellare tutto questo, negare i propri vissuti. 

L’aspetto esteriore lo possiamo manipolare, controllare, cancellare. E tutto ciò è in qualche modo rassicurante. Cosa che invece non si può fare con ciò che abbiamo all’interno, ovvero la nostra psiche, quel disagio del sentirsi non apprezzata, non desiderata.

In tali casi, può essere utile rivolgersi ad uno psicoterapeuta. 

Ma anche chirurgo plastico può avvalersi, in fase di valutazione e presa in carico, di una consulenza con uno psicologo, per discriminare le situazioni in cui le pazienti cerchino, attraverso un intervento sul proprio corpo, di risolvere questioni e nodi che invece riguardano altro.

Contrastare l’accanimento estetico: partiamo da noi stesse

Si tratta di cambiare prospettiva, spostare il riflettore dall’esterno all’interno, al proprio mondo interiore. Ciò che non piace, ciò che spaventa o imbarazza, infatti, non ha nulla a che vedere con l’aspetto esteriore. 

A richiedere attenzione sono aspetti nascosti e spesso negati, che aspettano soltanto di essere accolti, di ricevere uno spazio di contenimento ed elaborazione. Si tratta di assumersi la piena responsabilità della cura di se stesse e del proprio Bellessere. 

Il primo passo è osservare, per poi accettare ed infine imparare a valorizzare il proprio mondo interno. Solo così si potrà ritrovare la serenità ed il modo migliore per vestire la propria età. 

E allora va bene farsi aiutare ad essere più belle, ma lontano da insani accanimenti, affidandosi agli specialisti giusti, lasciandosi consigliare da questi con buon senso e rispettando l’armonia delle forme del proprio corpo, della propria età e del proprio spirito. 

Se questo approfondimento parla di voi, del vostro vissuto più intimo al quale non sapete dare una definizione, il nostro staff di specialisti è a completa disposizione: contattateci per una consulenza

Body shaming: significato, cause e conseguenze

Body shaming: significato, cause e conseguenze

L’uso massiccio dei social non sempre conduce a condotte positive. La visione della realtà viene pesantemente distorta, lasciando spazio ad un mondo fatto di irreale perfezione.
In tale humus, trova vigore il body shaming.

Body shaming: cos’è?

Body shaming è una parola mutuata dall’inglese, oggi di comune uso anche da noi. È composta da “body”, che significa “corpo”, e da “shaming”, “vergogna”.

Di fatto, per body shaming si intende la derisione del corpo, sia esso femminile o maschile.

Tale pratica è molto comune proprio sui social, ma è un comportamento chiaramente ritrovabile nella realtà, assimilabile per molti aspetti al bullismo, solo con specifico attacco ai dettagli fisici ed estetici della vittima.

L’obiettivo di chi denigra un altro per il proprio fisico è quello di farlo sentire inadeguato, fuori contesto, vergognandosi di non essere perfetti.

Ma davvero possiamo parlare di perfezione? Cosa definisce tale parametro? In realtà, niente.

Tutto può essere preso di mira: l’eccessiva magrezza come i chili in più; un trucco troppo marcato o l’assenza di questo; l’altezza; gli inestetismi cutanei; ecc.

Di fatto, il body shaming non segue neanche una precisa idea di perfezione alla quale aspirare, ma è solo un modo per inferire lì dove ci si sente personalmente inadeguati.

Cyberbullismo: chi fa vergognare chi

Trattandosi di un fenomeno che ha una maggiore eco sui social, affermare che si tratta di cyberbullismo è ancora più specifico.

Ma chi sono questi soggetti che prendono di mira altri per farli vergognare del proprio corpo?

Innanzitutto, è bene precisare che abbiamo sia il body shaming maschile, che quello femminile, anche se verso le donne l’accanimento è purtroppo maggiore.

In generale, sono soggetti che fanno fatica a piacersi e che, soprattutto, rincorrono un ideale estetico del quale sono consapevoli non riuscire a rispecchiarne i canoni, anche in forma inconsapevole.

Tale situazione li rende particolarmente insicuri ed aggressivi, pronti a riversare la propria frustrazione nel momento in cui una persona riceve della attenzioni perché, magari, ha appena postato una foto delle vacanze dove indossa un bikini.

Le conseguenze del body shaming

Chi è vittima di body shaming, difficilmente riesce a fare finta di niente.

Venire attaccati per un aspetto del proprio corpo è un sentirsi minare fin nelle fondamenta, specie in una società come questa basata quasi esclusivamente sull’apparenza.

Gli attacchi possono provocare ansia, scarsa autostima, disturbi nell’alimentazione, depressione e disturbi vari legati alla propria identità ed accettazione di se stessi.

I casi celebri

Non solo le persone comuni vengono prese di mira per il proprio aspetto fisico, ma anche i personaggi famosi, addirittura coloro che rappresentano dei modelli “di perfezione” da seguire sui social, soprattutto dai più giovani.

Chiara Ferragni è stata presa di mira per i suoi piedi giudicati per niente belli (!). La sorella, Valentina, è stata definita “grassa”. E dicasi lo stesso di alcune amiche della Ferragni stessa, giudicate “rotonde”.

Ma ci sono casi anche di persone non esattamente influencer, ma comunque famose, come la giornalista Giovanna Botteri, accusata di essere troppo trasandata per andare in tv.

Body positive, la risposta del mondo social

Per fortuna, il body shaming viene sempre più contrastato e a farsi portavoce di ciò sono sia gli influencer, che le aziende.

Il body positive, l’accettazione di se stessi e del proprio corpo, dei propri difetti, è un leitmotiv sempre più acceso e condiviso.

È importante volersi bene, cedere il passo alla irreale perfezione e abbracciare se stessi con i propri difetti. Chiaramente, ciò non significa che non si debba aspirare a migliorarsi, ma è fondamentale trovare il giusto equilibrio fra benessere psicofisico e bellezza estetica.

Una donna che si piace, che è consapevole del proprio potenziale, è colei che riesce a fare breccia, sempre.

Settembre, consigli su come affrontare il vero “inizio anno”

Settembre, consigli su come affrontare il vero “inizio anno”

Settembre è un po’ per tutti il vero “inizio anno”.

La pausa estiva da la sensazione di un punto, una conclusione e poi il riprendere delle varie attività sembra rappresentare effettivamente l’inizio di un nuovo ciclo.
La fine di agosto e l’inizio di settembre sono generalmente i momenti in cui si fa una verifica dell’anno precedente e ci si dedica ad una programmazione di quello nuovo, dando largo spazio ai buoni propositi.

Quest’anno ri-partire significa anche doversi confrontare con l’incertezza del periodo storico che stiamo vivendo e ciò sicuramente non aiuta. Seppure siamo riuscite a recuperare energie durante l estate, ora complici le giornate che si accorciano, i doveri lavorativi e/o di gestione della casa che incalzano e le criticità legate al doversi ancora confrontare con il problema Co-vid, il rischio è quello di sentirci già stanche, provare smarrimento, tristezza e mandare all’aria tutti i progetti e gli obiettivi che ci eravamo poste.

E’ come dover portare avanti il nostro percorso personale, cosa che già di per se è faticosa, attraversando una pioggia di meteoriti.

Cosa significa, quindi, affrontare questo nuovo anno lavorativo?

Che dobbiamo lasciarci andare alla deriva?
Assolutamente no!

Mai come in questo momento prendersi cura di noi diventa la priorità e solo noi sappiamo come poterlo fare. È di fondamentale importanza chiarire a noi stesse i nostri bisogni, ascoltarli e soprattutto farlo ora.
È infatti deleterio rimandare a tempi migliori, così come utilizzare la criticità del momento come alibi per non fare e per poi magari lamentarsene.

Niente giustificazioni!

Tutto si può fare e volendo sintetizzare, credo che per poter ripartire e affrontare con serenità questo anno occorra:
• restare centrati su di sé
• diventare flessibili
• ed essere creativi

Ascolta sempre i tuoi bisogni

Mettiamoci in ascolto dei nostri bisogni, proviamo ad individuare ciò che crediamo ci possa far crescere e la strada per ottenerlo, ma nel far questo proviamo ad essere flessibili. Mettiamo dunque in conto l’imprevisto, la battuta d’arresto e l’idea che non c’è un unico modo per farlo. Se infatti ci ostiniamo a fare le cose come le facevamo prima dell’emergenza che abbiamo vissuto, inevitabilmente ci imbatteremo nella frustrazione, nella tristezza o nella rabbia e perderemo di vista ciò che per noi è importante.

Se ampliamo lo sguardo possiamo trovare nuove strade e nuove modalità per vivere al meglio e realizzare ciò che desideriamo anche in un contesto più difficile come quello attuale.

E ancora, portiamo con noi in questo inizio anno l’attenzione al momento presente, al qui ed ora.

E’ molto importante guardare al futuro per trovare una spinta, per immaginare un cambiamento, per dare un senso a ciò che stiamo facendo.
Ma al contrario, diventa di ostacolo, invece, se restiamo lì a prevedere eventuali scenari nefasti. Un simile atteggiamenti alimenta l’ansia anticipatoria e toglie energie in nome di qualcosa che forse non accadrà mai.

Lasciamo che le cose possano fluire e fare il proprio corso e chiediamoci:

cosa posso fare oggi di utile per me?

Queste sono solo alcuni semplici consigli per questo anno che ci aspetta, avremo poi insieme modi di approfondire diversi temi e lavorare insieme alla costruzione del nostro “bell-essere”.